| “SHERLOCK HOLMES” di GUY RITCHIE; USA,09. |
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| Thursday, 07 January 2010 10:10 |
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There are no translations available. “SHERLOCK HOLMES” di GUY RITCHIE; USA,09. Sherlock e il sodale Watson sono alle prese con una congiura ordita da un criminale-stregone che vuole assumere il controllo dell’Inghilterra. Dal 1922 ad oggi sono più di una ventina le versioni cinematografiche. L’attore che più incisivamente di tutti ha reso un’icona il personaggio, è stato, dagli anni 30, senz’altro l’inglese (ma nato in Sudafrica), Basil Rathbone. Qui, il regista noto soprattutto per essere stato “il signor Madonna”, è riuscito a scardinare completamente la tradizione figurativa che accompagnava la figura dell’allampanato investigatore fin dal 1887. Che invece è qui bassino, non usa il cappotto con la mantellina, il famoso copricapo da cacciatore; fuma una pipetta che sembra più da oppio. La sua nevrastenia è modernamente, viceversa, ancor più enfatizzata; non rifugge da violenti scontri fisici. Il suo rapporto col Dott. Watson è da pari: non da sudditanza intellettuale; anzi, è spesso lui a salvare l’amico. I due attori, Rob. Downey (Holmes) e Jude Law, ne danno una caratterizzazione nervosa, ma estremamente efficace: sono personaggi calati in un’azione spesso forsennata, sempre con lucidità e anche con ironia. Ma è la potenza grafica dello spazio visuale in cui è immessa la narrazione, curata digitalmente da Haley Easton, e dagli effetti speciali di James R. Biltz e Mark Holt , il punto forte del tesissimo film. di Ciccio Capozzi |







